Dopo aver terminato nel pomeriggio Questa notte mi ha aperto gli occhi e prima di iniziare, da domani, La ragazza delle Arance, ho riesumato dalla libreria un libro di Nick Hornby comprato qualche anno fa ma ancora illibato. 31 canzoni è una raccolta di saggi su 31 canzoni (ma va?) da lui scelte e, se ho atteso così tanto prima di iniziare a sfogliarlo, è perchè volevo prima scaricarmi dall’iTunes Store (sì, sono uno di quelli che ancora la musica la paga) tutti questi pezzi.
Una decina di pagine e già le sottolineature piovono, ma alla seconda canzone non ho potuto resistere alla tentazione di prendere da terra il MacBook e postarvi parte di ciò che Hornby scrive a proposito di Thunder Road:
…Thunder Road in qualche modo riesce a parlare per me. In parte perchè – verità inconfessabile – le canzoni di Springsteen di quel periodo parlano del desiderio della fama, o perlomeno di una sorta di riconoscimento pubblico attraverso l’arte: [...] Non si vede perchè considerare il sogno della fama una cosa riprovevole o sgradevole quando deriva da un irrefrenabile e incontrollabile impulso artistico piuttosto che da un interesse per la fama fine a se stessa: lui sa di avere talento da vendere, e il giusto compenso per questo talento, sembra suggerire, sono i mezzi economici che ne rendono possibile l’espressione.
[...] Thunder Road è stata la mia risposta a ogni lettera di rifiuto ricevuta e a ogni dubbio espresso da amici e parenti. Loro vivevano in città per perdenti, mi dicevo, e io, come Bruce, mi stavo muovendo da lì per vincere. [...]
Quando mi accorgevo che il tempo passava senza la minima avvisaglia che potessi muovermi da un qualche posto per concludere qualcosa di buono, e sicuramente non alla velocità di cui si parla nella canzone, mi era di grande aiuto sapere che Thunder Road alludeva all’età, giustificando così il fatto che non mi stavo muovendo. “So you’re scared and you’re thinking that maybe we ain’t that young any more”: “Così hai paura e pensi che non siamo più tanto giovani” cantava Bruce. E queste parole mi hanno aiutato perfino quando ormai cominciavo a dubitare che la notte fosse magica. Ho continuato a pensare di non essere più tanto giovane per molto, molto tempo, per decenni, in pratica.
[...] Più invecchio più lo sento. In fondo, credo di essere anch’io dell’idea che se la vita è una cosa triste e molto seria, c’è sempre un po’ di speranza; sarà un depresso in preda al dramma esistenziale, o magari un idiota contento, ma in ogni modo Thunder Road dice esattamente come mi sento e chi sono, e questa in fin dei conti è una delle consolazioni dell’arte.
Thunder Road dice esattamente come mi sento e chi sono, come questo post di Alice, che aspettavo di condividere nel momento più opportuno.
