Selvaggia partita di Scala 40 al tavolo di fianco il mio. Le partite a Scala 40 sono uno dei pochi momenti di tempo condiviso, senza imbarazzo e ormai tanti anni fa, con mio padre.

Continuo a volere cose che mi mettono imbarazzo non tanto nell’iniziare a farle quanto nel portarle effettivamente a termine. L’ultima volta è stata durante uno dei voli per Londra dell’anno passato quando, per due colloqui, sono partito alle 22.30 di un Giovedì sera per rientrare alle 19 del giorno successivo: volevo scrivere una lettera a mamma e papà.

Presto ripartirò: ancora una volta una toccata e fuga di poche ore, ancora una volta per un paio di colloqui. Chissà che questo viaggio non mi porti a riprendere quella dozzina di pagine abbozzate sulla Moleskine, spingendomi finalmente a scrivere quelle parole che mi permetteranno di far conoscere ai miei genitori chi è veramente loro figlio. Quelle parole tanto desiderate da me quanto insperate da loro.

16 maggio, sul Frecciarossa Roma-Reggio Emilia

Commenti

  1. Non sarò con te fisicamente, ma farò in modo di essere nel nero di quell’inchiostro che, seppur con qualche difficoltà, scriverà e parlerà di te.
    Ricorda che le parole non vincono per la forza e l’impatto con cui escono libere, ma per l’essenza che conferisci loro con l’impegno, la determinazione, l’affetto e il coraggio di superare i limiti che le tengono chiuse in te. Piangi le lacrime che sono da piangere, la carta sarà lì per assorbirle e renderle parte della tua storia, bagna quell’inchiostro e davanti all’ostacolo non rimandare perchè quello è il giorno giusto, il momento giusto.

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